Chi legge i dialoghi della loggia P3 e sia dotato di una media dose di civiltà, viene colto da un disperato senso di sconforto. La gente comune, la persona onesta, il buon padre di famiglia, chiunque insomma, conduca onestamente e dignitosamente la propria vita, rispettando se stessi ed il prossimo, non può accettare la convivenza accanto a questa parte di classe dirigente italiana che appare, ogni giorno di più, invischiata in una melma gelatinosa di malaffare e corruzione. Gente che definire poco onesta è usare un eufemismo e che, da un dietro le quinte oscuro e tenebroso, e basandosi su una fittissima rete di conoscenze e amicizie con soggetti ricoprenti cariche istituzionali di altissimo rilievo, cercano di manovrare a proprio vantaggio i principali apparati dello stato italiano. Quel che è peggio poi è che questa cricca di manigoldi vive sotto l’ala protettiva del governo ed è organizzata in una struttura (la P3 appunto) che si sviluppa piramidalmente su fino ai piani alti della politica, dove siede ”l’uomo cò a zizza mmocca”. Questo emerge naturalmente da più di 15000 pagine di intercettazioni tra i gentiluomini che governano la società italiana. Non è un caso quindi che i paladini della libertà (la loro), gli uomini del fare (gli affaracci loro) e del partito dell’amore (con escort d’alto rango) combattano a spada tratta per imbavagliare la stampa e rendere difficile il compito agli investigatori. Gente con una vera insofferenza verso le regole; che predilige invece il concentramento del potere decisionale nelle mani di poche persone, possibilmente senza controlli istituzionali. Tutto questo porta però inevitabilmente all’abuso di potere, alle cricche e ai comitati di affari. Per loro il potere è fine a se stesso o al massimo uno strumento di arricchimento personale e della cricca. Thats all.
I “gentiluomini” che governano l’Italia.
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